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webdesign, tecnologia e comunicazione

Intervista al webmaster

Conversazione con Riccardo Tacconi webmaster del sito universitario Sapienza – Università di Roma e membro del Comitato Infosapienza

FRANCESCO CARNERA: Riccardo, in meno di un anno la Sapienza ha realizzato un nuovo portale. Puoi, in sintesi raccontarci come è stato realizzato?

RICCARDO TACCONI: Davvero una serie di fortunati eventi. Ma sopratutto la volontà dell’amministrazione di studiare la rilettura del sito istituzionale in una chiave comunicativa più moderna, creando un Comitato editoriale web (Cew) guidato dal professor Morcellini unita al lavoro più tecnico di Infosapienza per la scelta e la realizzazione dell’infrastruttura (framework cms drupal)…

F.C.: Siamo sempre critici quando si vogliono anticipare i problemi di strategia dei contenuti e di progettazione dei siti con questioni legate ai tools e alle applicazioni da usare. Insomma, scegliere un CMS prima di definire le necessità specifiche del progetto non è mai una buona idea. Voi come vi siete regolati da questo punto di vista? Come si è arrivati alla scelta di Drupal?

R.T.: L’obiettivo era quello di di trovare il CMS che meglio si adattasse alle nostre esigenze e senza andare dietro alle mode del momento. Drupal, secondo il gruppo di lavoro per il portale del Comitato infosapienza, era quello che offriva il miglior compromesso tra quelli analizzati, tutti open source (Joomla – Alfresco – Liferay …) fornendo, al momento della scelta, la migliore gestione dei profili e la più grande ed attiva comunità di sviluppatori.

F.C.: Questo dal punto di vista tecnologico, quali sono stati i vostri riferimenti normativi?

R.T.: Due importanti documenti: le linee guida per i siti della pubblica amministrazione del Mpa e il decreto Miur sulla trasparenza

F.C.: A questo proposito, le linee guida parlano di un Responsabile dell’accessibilità. Ovvero di una figura che si occupi di definire e verificare il rispetto dei requisiti della legge sull’accessibilità dei siti e delle applicazioni web. Se ne discute? Qual è la tua opinione?

R.T.: Partiamo da una situazione ottimale. Il sito verrà rilasciato dopo il superamento del requisito di accessibilità ai sensi dell’art. 8 del DPR 1 marzo 2005, n. 75. Sarà cura del gruppo che seguirà i futuri sviluppi del portale il mantenimento dei requisiti e dell’ integrità dell’architettura dell’informazione.

F.C.: Avete fatto riferimento ad altre esperienze nazionali e internazionali?

R.T.: Abbiamo analizzato decine di siti universitari italiani ed esteri, specialmente anglosassoni, contattando realtà universitarie come Lecce o Torino o pubbliche amministrazioni come la Provincia di Roma che avevano affrontato da poco la stessa nostra attività, lavorando al contempo sempre insieme agli operatori dell’informazione di Sapienza.

F.C.: Se dovessi elencare i punti di forza del nuovo sito

R.T.: Anzitutto parlerei del metodo di sviluppo organizzato in piccoli gruppi di lavoro. Uno di questi gruppi di lavoro si è occupato di definire i criteri da seguire per la nuova homepage: aumento della forza comunicativa e dell’impatto emozionale, riduzione della complessità cognitiva, prevalenza di immagini e grafica sulla componente testuale…

F.C.: la prevalenza delle immagini sui testi è un punto molto importante e che potrebbe essere la vera novità del sito. Il problema è che l’utilizzo della grafica sottintende l’attivazione di competenze e capacità non banali…

R.T.: Ne sono convinto ma è una sfida che ci sentiamo pronti ad affrontare. Tra l’altro abbiamo la fortuna di avere trovato tra gli ultimi assunti una persona con professionalità di grafico/fotografo con il quale stiamo accingendoci ad allestire una consistente galleria fotografica…

Tornando al metodo…

R.T.: altri gruppi hanno approfondito lo studio dell’architettura dell’informazione e i menù di navigazione nonché di studiare il rapporto tra il sito di ateneo e i cosiddetti siti federati (facoltà e dipartimenti) rilevando disomogeneità nei contenuti, nello stile, nelle funzioni e con contenuti spesso non rispondenti al dettato normativo vigente.

F.C.: Il processo di riforma della Sapienza è stato un fatto positivo dal punto di vista del progetto?

R.T.: Assolutamente, il riordino di facoltà e dipartimenti ci ha posto di fronte alla “grande occasione”, quella di riuscire a creare un canale di comunicazione e condivisione con quelle strutture per superare finalmente quel fenomeno di “compartimenti stagni” che ha contraddistinto il web sapienza fino ad oggi.

F.C: questo – credo – sia un punto importante. Si abbattono le paratie stagne solo con politiche che si fondano sulla fiducia, sulla collaborazione e sullo sforzo di ‘liberare’ e rendere disponibile il ‘dato’.
Inoltre c’é ancora l’atteggiamento (anche se per fortuna sempre più minoritario) di chi pensa che avere una competenza tecnica sia un ‘potere’ da conservare e non condividere. È difficile far capire a queste persone che il ‘potere’ (se vogliamo usare questa brutto termine) è nella capacità di condividere con gli altri le proprie esperienze e capacità. Anche perché chi si occupa di tecnologia sa bene che le proprie conoscenze sono inutili e obsolete senza l’aggiornamento e la condivisione delle conoscenze.

Ma per abbattere effettivamente le barriere c’è un modo infallibile: centrare il nostro lavoro e il nostro impegno progettuale sugli utenti…

R.T.: Esatto. Quando si è passato alla fase operativa abbiamo iniziato a progettare secondo gli approcci user-centered design e progettazione partecipata mettendo appunto l’utente al centro del design e dello sviluppo. Gli stadi di sviluppo sono ripetuti ciclicamente fino a raggiungere gli obiettivi prefissati. È stato necessario e fondamentale avere come partecipanti a questa fase proprio le persone che si occupano delle informazioni e poi quelle che fruiscono di tali informazioni; abbiamo realizzato interviste e diversi test con gruppi di studenti, docenti e impiegati.

F.C.: Partecipazione, condivisione, collaborazione. Come pensi che sia possibile un rapporto stabile e continuativo tra webmaster dei dipartimenti e facoltà (ma anche dei centri di ricerca eccetera) e webmaster della Sapienza? Con quali strumenti? Da dove partire?

R.T.: Partendo proprio da questa esperienza. Abbiamo sperimentato un nuovo modo di rapportarci attraverso tavoli tecnici partecipati. Non è stato semplice. All’inizio c’era una certa atmosfera di reciproca diffidenza; poi man mano le posizioni si sono ammorbidite ed è iniziata una fattiva collaborazione. Il problema della non ingerenza dell’amministrazione nel mondo dipartimenti e facoltà va superato in modo collaborativo e senza sospetti.

F.C.: C’è un problema che riguarda l’autonomia e la libertà e di insegnamento delle strutture, dei gruppi di ricerca e dei docenti da una parte e la necessità – per l’amministrazione – di definire politiche di intervento sui servizi e criteri di valutazione delle attività, risparmio sui costi, attivazione di economie di scala eccetera. Questo genera contraddizioni e tensioni che sono parte della crisi che sta attraversando l’università. Non mi stupisce quindi che anche sul web universitario si manifesti questa tensione. Il punto è che i colleghi tecnici (e i responsabili delle strutture) devono tenere a mente che il sito web non è più un terreno di sperimentazione e approcci da pionieri solitari dell’antica arte dell’html.

Il web non è più una vetrina dove esporre i propri prodotti e pazienza se sono messi male. Il web è ormai un vero e proprio servizio, come una segreteria, un’aula, una biblioteca…

Prendiamo l’esempio di un laboratorio di ricerca: il laboratorio deve rispettare delle norme di sicurezza, accessibilità, qualità dei materiali, manutenzione degli strumenti eccetera. E questo deve essere definito in modo piuttosto rigido. Poi – naturalmente – nessuno entra nel merito della ricerca (o della didattica) che si svolge in quei laboratori. Così dovrebbe essere per la progettazione web di una struttura di didattica e/o di ricerca.

***

F.C.: Websapienza è un osservatorio dei servizi web della nostra università, il Nva utilizzò l’analisi dei siti di facoltà per la relazione annuale. Cosa pensi del nostro lavoro?

R.T.: Ho spesso seguito i discorsi fatti su websapienza partecipando da lontano ma sempre apprezzando lo sforzo di condivisione e di stimolo. In particolare ho trovato utile il documento sulle “Ipotesi di linee guida per i servizi web”. A volte alcuni commenti sono stati ingenerosi ma websapienza si è dimostrato nel tempo un terreno dove il fine primo era quello di collaborare al miglioramento dei servizi web.

F.C.: Il punto è che abbiamo cercato di rappresentare quello che ci/vi aspetta come tecnici e operatori della comunicazione e dell’assistenza ai servizi. Il nostro lavoro è alla mercé degli utenti e dell’opinione pubblica che ha il diritto di commentare, criticare e collaborare e – per la prima volta nella storia – ne ha i mezzi. A questo si può anche non rispondere, arroccarsi sulla difensiva o minacciare carte bollate. Ma c’é anche un altro modo: conversare con il tuo utente, stabilire una linea di dialogo proficuo. È difficile e probabilmente non siamo preparati. Ma è una cosa che va affrontata.

Riccardo, in bocca al lupo per i tuoi impegni e continua a seguirci.