*βeta!

Websapienza.org

webdesign, tecnologia e comunicazione

Il vero significato dei canali sociali

Osservatorio - Media Sociali

A cosa servono le piattaforme sociali come twitter e facebook? Sono strumenti per la comunicazione istituzionale? Un'attività promozionale oppure un asset per la valorizzazione del patrimonio? Niente di tutto questo, sono canali per il miglioramento dei servizi

La settimana scorsa la Sapienza ha lanciato una campagna di informazione per promuovere le attività del CIAO (centro di informazioni e orientamento dell'università) e la nuova applicazione Infostud per Android.

Uno dei meriti della campagna è di aver contradetto - con i fatti - quello che alcuni etnografi con il mouse avevano stabilito con scientifica sicurezza: la Sapienza ultima nella "classifica" nelle piattaforme sociali. Non è vero, l'ateneo è vivo e vegeto e produce interazioni vivaci con tutta la comunità universitaria.

L'importante è non farsi prendere dall'ansia per la pubblicazione di un articolo o di un'analisi non lusinghieri sullo stato di salute della comunicazione sociale del nostro ateneo. Cadere nellla spirale dei media mainstream e angosciarsi per domande come queste:

quanti articoli sui giornali vengono dedicati alle chiacchiere in rete sulla nostra università? Quanto i giornali utilizzano e rilanciano le proteste sui disagi e i problemi del nostro Ateneo? Quali iniziative mediatiche è possibile mettere in piedi per modificare un pregiudizio giornalistico?

Intendiamoci, sono tutte domande importanti ma la partita delle relazioni sociali su internet si giocano proprio dove queste relazioni nascono e convivono e non dalla lettura - spesso superficiale - dei media classici.

L'attività sui social network possono essere osservati da diversi punti di vista; il blog del Patrimonio, ad esempio, propone una lettura interessante: i canali social rappresenterebbero asset disponibili per la valorizzazione del patrimonio Sapienza. Questa analisi - per quanto suggestiva - non mi convince del tutto: una pagina istituzionale su Facebook può rappresentare una proprietà disponibile, una risorsa monetizzabile?
Certo dal punto di vista del marketing 20.000 utenti che seguono un canale sono 'economicamente' interessanti, ma monetizzare queste presenze (come?) non significa stravolgere il valore reale rappresentato dal servizio? Altro discorso è quello del risparmio che una presenza sui canali sociali rappresenta per un'azienda o un'istituzione pubblica.

La rete non è un semplice mezzo di comunicazione , ma un mezzo di relazione sociale (Bennato 2011) e come tale va trattato. Il rischio insito nelle due opzioni - 1. media sociali come canale di comunicazione semplice e meno costosa, 2. risorsa disponibile per il mercato - è che esse mettono in secondo piano il ruolo centrale della presenza istituzionale nei canali sociali: il miglioramento del servizio.

La rete sociale della Sapienza ha un significato molto più profondo della semplice "voce" dell'istituzione. La rete permette di unificare in un unico grande ufficio di relazioni le diverse competenze (amministrative, procedure didattiche, servizi digitali). Le tecnologie di interazione possono risolvere il problema del gigantismo burocratico dell'università più grande d'Europa.

In concreto, i diversi compiti amministrativi devono essere collegati tra di loro, un problema o una richiesta su Twitter o su Facebook deve viaggiare tra i diversi canali e i diversi uffici, senza impacci burocratici o gerarchici fino alla risposta competente. Per arrivare a questo obiettivo è necessario comprendere le attività dei diversi canali (anche non ufficiali) nella più generale organizzazione amministrativa dell'ateneo, non importa quanti e quali canali di accesso sono disponibili per avere informazioni e aiuto, l'importante è che questi canali siano collegati, nodi di una rete distribuita e intelligente.

Scritto da Francesco Carnera