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Il gioco che piace a noi

Valutazione, obiettivi, efficacia, efficienza, meritocrazia, produttività rischiano di rimanere parole vuote, paravento di due atteggiamenti altrettanto inutili e dannosi: lassismo e ottusa intransigenza.

Il fannullone e l'occhiuto controllore appartengono ad un mondo che non ci appartiene. È un gioco triste al quale chiediamo di non giocare.

E, sempre in tema di gioco, abbiamo provato a capire cosa significasse in termini di ruoli, regole e campi da gioco l'annuncio della Produttività collettiva per la nostra Università. Siamo partiti da una constatazione che a noi appare ovvia: non si può parlare di innovazione e di miglioramento senza un territorio e una comunità che li favorisce.

Fiducia, altruismo, rispetto delle regole, responsabilità, trasparenza, pubblicità, flessibilità, uso delle tecnologie di condivisione e di collaborazione, capacità di lavorare in team sono le condizioni di partenza per provare a cambiare in meglio la qualità dei servizi.

Da qui si parte. Non c'è premio di produttività né indicatori che tengano.

Il project management è materia complessa e forse chi ne è digiuno come noi farebbe bene a tacere. Ma alcune considerazioni di buon senso lasciatemele. Senza metriche precise come è possibile avere indicatori validi sui miglioramenti di efficacia e di efficienza? Senza standard definiti per la progettazione dell'obiettivo (che è cosa diversa dalla realizzazione) come è possibile procedere? Senza un luogo (elettronico, ma non necessariamente) dove tenere un 'diario' dell'attività, come è possibile valutare se l'obiettivo è raggiunto?

Il lavoro per obiettivi è già pratica consolidata per i dirigenti e per i colleghi di Elevata Professionalità. Evidentemente questi problemi sono già affrontati e siamo ben ultimi a porci il problema, forse forse manco esiste. Vedremo.

Per la prima volta abbiamo tentato un esperimento. Su questi temi abbiamo provato a raccogliere commenti e opinioni dei destinatari dei provvedimenti contrattuali. Cominciando dal sindacato e da qualche collega impegnato nelle istituzioni e infine chiedendo a quei colleghi che per cultura e predisposizione sono più vicini alla rete.

I commenti sono stati tutti interessanti e hanno aumentato il grado di consapevolezza del problema. Alcuni hanno evidenziato la contraddizione tra presenza e produttività: se io raggiungo un obiettivo che importanza ha se sono presente o no? Considerazione che ha il suo peso. Qualcuno ha anche evidenziato la sciatteria del testo dell'accordo. Chi scrive male pensa male (esclusi gli scriventi).

Roberto Ligia (rappresentante della Cisl in Consiglio di Amministrazione), l'unica 'figura pubblica' che ha raccolto la nostra richiesta di dialogo, ci ha scritto che c'è scarsa abitudine al blog. Può essere. Il fatto è che nessuno ha risposto sul punto: come rendere trasparenti e pubblici gli obiettivi proposti? Quali strumenti affidare al Team per la collaborazione e la condivisione del lavoro?

Possibile che non è possibile avere una risposta su questo?