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Militanza Sapienza

Ieri mi ha richiamato un mio lontano cugino, Luigi. L'ultima volta che l'ho sentito era tre mesi fa, la prima volta dopo ventanni di silenzio. Luigi partì da Roma e si fermò a Gaeta dove trovò l'amore. Divenne sposo e padre felice. Ventanni dopo mi chiamava per farmi sapere che sua figlia avrebbe preso il diploma. Voleva assicurarsi il mio aiuto per quando la ragazza si sarebbe iscritta all'università.

Chissà perché molta gente crede che il fatto di fare l'impiegato in un ateneo ci consenta di arrivare prima e meglio dovunque, rendendo la vita universitaria del 'raccomandato' semplice e privilegiata. In fondo di che ci stupiamo? Chi tra di noi non pensa che avere conoscenze al Policlinico sia più importante che avere tra gli amici un premio Nobel?

Insomma, dopo quella telefonata di tre mesi prima che anticipava una richiesta di aiuto, eccolo di nuovo al telefono.

- Ah ciao! Allora tua figlia si è diplomata! Allora ha deciso dove iscriversi? Dai che ti spiego quello che deve fare
- No scusa, volevo dirti che mia figlia ha deciso di iscriversi a C*
- Ah e come mai?
- Sai l'altro giorno è venuta alla Sapienza. Si è spaventata del caos, della confusione. Non sapeva dove andare e in lacrime ha ripreso il treno per Gaeta. Della Sapienza non vuole neanche sentirne parlare perché si sente male solo al pensiero.

Non so voi, ma io sono veramente dispiaciuto. E neanche il lieve sollievo di non dover far da balia ad una ragazzina viziata mi consola. E' una storia triste non solo perché siamo a caccia di matricole "rimpingua fondi di finanzamento" ma perché questa è una storia di una doppia sconfitta: della ragazza - sicuramente - ma anche nostra.

Non siamo riusciti a intercettare le sue paure e il suo disagio. Certo la storia poteva essere diversa: poteva fare cento metri in più e trovare il CIAO dove decine di suoi futuri colleghi gli avrebbero somministrato i primi strumenti di sopravvivenza. Poteva farsi una navigatina tra i siti e trovare chiare informazioni e scrivere una mail dove qualcuno gli dava magari, persino una risposta. Poteva andare su Facebook e trovare gruppi di studenti (nascono come funghi). Avrebbe potuto cercare gli sportelli dell'orientamento dove 'professori' solo un po' più vecchi di lei gli spiegavano cosa e perché studiare. Avrebbe potuto, avremmo dovuto... ma se la risposta fosse un'altra?

Se la qualità dello studente iscritto fosse in quella che Morcellini chiama 'militanza Sapienza'? Io immagino questa milizia come un misto di orgoglio (a volte persino presunzione) mitigato dai sani anticorpi della lamentela, della polemica e della protesta per le aule sovraffollate, i bagni rotti, il caos organizzativo. Non so se questa possa essere una lungimirante politica di marketing universitario - in fondo non me ne importa poi molto. Lavoro all'assistenza tecnica dell'applicativo per le carriere studenti, non devo pensare alle grandi politiche. Risolvere un problema ad uno studente che "non riesce ad accedere" è tutto quello che mi si chiede. E io cerco di farlo al meglio.

Durante Porte Aperte, l'occasione dove il caos è massimo ma dove la Sapienza diventa veramente raggiungibile per tutti, chiedemmo ai follower del canale twitter dell'assistenza infostud di regalare una riflessione alle nuove matricole. Ci risposero in tanti:

il professor Marco Stancati scrisse:

Se sei curioso e vuoi raccontare il mondo ogni giorno da capo, scegli Comunicazione. Perché la conoscenza è nella vita intorno.

Una studentessa:

pensiero per le matricole? Yoga e dottrina della non violenza. Abolire il caffè. Solo così possono farcela.

E un'altra:

avere tanta pazienza e senso dell' orientamento.

Questo è il senso della militanza Sapienza. Chissà se sarebbe bastato alla figlia di Luigi per sceglierci.

L'articolo è stato pubblicato su Comuniclab.it
Scritto da Francesco Carnera