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Introduzione all'Open Source

Giuseppe Arrabito

Laureato in Matematica presso l'Università di Roma "La Sapienza", e dopo un'iniziale esperienza come ricercatore e sviluppatore, ho cominciato ad interessarmi di sistemi operativi e della loro gestione fino a specializzarmi sui sistemi Unix-like, e quindi Linux, e sulla loro sicurezza logica. Ho maturato una significativa esperienza in aziende fino ad arrivare al ruolo di Responsabile Sistemi Informatici e Linux Specialist; dal 2008 sono dipendente dell'Università "La Sapienza" e afferisco al Centro InfoSapienza con la mansione di Responsabile dei Sistemi del progetto Infostud. Seguo attentamente lo sviluppo e le innovazioni del software opensource, nonchè il rilascio delle varie distribuzioni Linux, partecipando attivamente all'interno delle comunità opensource come relatore ai diversi LinuxDay organizzati dal LUG di Roma. Sono in possesso della certificazione Red Hat Certification Engineering R.H.C.E.

Abbiamo chiesto a Giuseppe Arrabito di InfoSapienza di scriverci una breve introduzione all'Open Source

Un programma è come un tema, scritto in un linguaggio artificiale che è simile alla lingua naturale; ma esso, per essere letto (eseguito) dal computer, deve essere tradotto nella sua lingua: il sistema binario. Il tema si chiama codice sorgente e quando è tradotto in binario si chiama codice oggetto. Il codice sorgente è comprensibile all'uomo e contiene la conoscenza, il codice oggetto è incomprensibile all'uomo. Le modifiche si possono quindi apportare solo al sorgente, che verrà poi tradotto in oggetto.

Software libero e software proprietario

Il software è libero se il suo sapere (codice) è a disposizione di tutti altrimenti, se tale sapere viene negato, si definisce software proprietario. Il software libero deve essere visto come una lingua: essa è libera nel senso che chiunque può usarne i vocaboli, i vari modi di dire, le costruzioni del pensiero, senza pagare alcun diritto.

"Il software libero si riferisce alla libertà dell'utente di eseguire, copiare, distribuire, studiare, cambiare e migliorare il software". Per poter esercitare queste libertà (studiarlo, adattarlo alle proprie esigenze, migliorarlo) "l'accesso al codice sorgente ne è una precondizione. Un programma è software libero se l'utente ha tutte queste libertà. In particolare, libero di ridistribuire copie, con o senza modifiche, gratis o addebitando delle spese di distribuzione a tutti ed ovunque. Essere liberi di fare queste cose significa (tra l'altro) che non bisogna chiedere o pagare nessun permesso".

Al software libero si contrappone il software proprietario che può solo essere usato, ma non conosciuto, in quanto il produttore non fornisce i sorgenti. La mancanza dei sorgenti rende impossibile tutte le libertà compresa quella di fare copie, perché la sua licenza d'uso ne fa espresso divieto.

Copiare un'idea. L'esempio di un teorema

Quando un docente insegna un teorema, in sostanza, sta copiando un'idea per trasmetterla agli studenti senza però appropriarsene (il teorema è di Pitagora, la legge è di Darwin, ecc.). L'insegnante si guarda bene dal dire che il teorema è di sua invenzione. In questo senso è rispettato l'autore. Durante la lezione, nessuno dubita che il teorema sia di Pitagora, il docente si appropria della sola conoscenza e la trasmette agli studenti che continueranno ad utilizzarlo (copiarlo) per risolvere i vari problemi. Il teorema verrà prima studiato (grazie ad una sua copia) e, di volta in volta, applicato (usato). Per poterlo usare bisogna copiarlo. Quando si spiega un algoritmo (si fa una copia), gli studenti imparano ripetendolo (fanno una copia) e successivamente lo usano nella pratica (fanno una copia).

L'insegnamento è una forma di copia e l'apprendimento si svolge anche attraverso la copia. Il discorso fatto per il teorema di geometria è estendibile, alle teorie fisiche, chimiche, economiche, alle grammatiche e in ultima analisi alla conoscenza in generale. Le teorie possono essere viste come degli algoritmi e il software è un algoritmo quindi un bene immateriale.

Per alcuni la copia del software deve essere libera, in questo caso è sufficiente citare l'autore; per altri invece la copia del software è vietata, a meno che non si paghi per ogni copia fatta. Nel primo caso rientra il software libero che vede il prodotto software come algoritmo, come conoscenza e permette la copia che anzi è incentivata. E' contrario ai brevetti sul software e ha elaborato una sua particolare licenza: la GNU GPL. La copia diventa libertà di riproduzione anzi di produzione: copiare significa produrre. Lo studente che copia software genera una forma di produzione quindi il software libero genera una forma di produzione. Invece, con il software proprietario in sostanza è vietata la copia di qualsiasi software.

Perché Open

Motivo etico-culturale

Il software libero educa alla legalità, al rispetto delle licenze ponendosi contro la pirateria e la logica del “sottobanco”. Molto spesso i ragazzi usano a casa programmi copiati contravvenendo alle leggi sul copyright. E’ un’abitudine diffusa ma eticamente poco corretta. D’altra parte il costo delle licenze d’uso di molti software proprietari è proibitivo per quasi tutte le famiglie e quindi è inevitabile che ciò si verifichi.

Il software libero è importante in quanto portatore di una cultura i cui valori sono: la libertà, l'uguaglianza, la solidarietà e la meritocrazia. Per questo motivo ritengo che il software libero sia, non solo un prodotto ma soprattutto, una cultura che coinvolge, nella multimedialità, tutte le materie trasversalmente.

Motivo economico

Economico, perché non costringe l'utente (studente, insegnante, genitore) ad inseguire mode del mercato, ma permette:

  1. di poter usare macchine considerate impropriamente obsolete;
  2. di usare software di alta qualità senza costi eccessivi (pagherebbe solo modiche cifre accessibili a tutti).

In questo contesto la possibilità di copiare liberamente il software educa anche alla cultura della legalità combattendo la pirateria del software.

Motivo tecnico

Tecnico, in quanto è risaputo che il sistema GNU/LINUX è tecnicamente ad alto livello e non importa, soprattutto per istituzioni educative e per gli studenti, se superiore o inferiore rispetto al software proprietario.

Il motivi tecnici che contraddistinguono GNU/Linux sono riassumibili nei seguenti punti:

  1. altamente affidabile e sicuro
  2. sistema multiutente e adatto ad un sistema di rete

Inoltre un ente risparmierebbe i costi di tecnici per l’assistenza nella continua riconfigurazione delle macchine e reinstallazione del software. Una volta installata una rete GNU/Linux bastano pochi interventi, proprio perché il sistema citato è nato per la multiutenza e anche gestire centinaia di utenze diventa una sciocchezza.

Con Linux, inoltre, i dati personali sono maggiormente al sicuro, sia dai comuni virus o worms che infestano le macchine Windows connesse ad Internet, sia da eventuali accessi indesiderati alle nostre cartelle personali. Trattandosi infatti di un sistema multiutente, ogni utente può disporre di una propria “home” (directory) personale che può rendere inaccessibile sia in lettura che in scrittura agli altri, garantendo realmente l'inaccessibilità di file e di cartelle. L'hard disk non necessita di deframmentazione e di scansione; di antivirus se ne può fare a meno, a patto di prendere alcune precauzioni. È raro che una macchina Linux si pianti, a meno che non ci siano conflitti hardware, al limite alcune applicazioni possono bloccarsi, ma è sufficiente terminarle con un comando senza dover riavviare il sistema.

Open Source e legalità

L’open source sta avendo grande impulso e diffusione grazie a prodotti efficaci ed importanti come Ubuntu e Open Office. Le caratteristiche vincenti sono la funzionalità, la crescente semplicità d’uso e, da non sottovalutare, il costo zero per l’utente finale. C’è poi un fattore che reputo essere il più importante di tutti per il successo di questi programmi: la lotta alla pirateria. Infatti gli utenti decidono di orientarsi verso l’open source quando il confronto con il software proprietario viene fatto rispettando tutte le regole del gioco. Scegliere fra pagare 200€ per Windows Vista e non pagare nulla per Ubuntu è ben diverso dallo scegliere fra Windows Vista piratato e Ubuntu: io la seconda opzione la definirei concorrenza sleale.

Inoltre, aggiungo che questo però non è quello che accade, infatti alle major che producono software proprietario in fondo non interessa poi molto che l'utente finale utilizzi un software senza licenza.

Perche?

Prendiamo ad esempio la Microsoft e l’OS Windows, se anche da un lato l’azienda di Redmond perde il guadagno dalla vendita mancata della licenza, dall’altro “acquista” un enorme guadagno. Un’ipotetica persona che utilizza Windows XP senza licenza; ad un primo sguardo potrebbe sembrare solo un peso, visto dal lato economico, per la Microsoft, ma invece è tutt’altra cosa. Questa persona con il tempo riuscirà ad utilizzare sempre meglio Windows , arrivando al punto da saper utilizzare soltanto questo OS e per questo non lo vorrà utilizzare solo a casa ma anche per esempio a lavoro, “costringendo” cosi i suoi datori di lavoro ad acquistare licenze Microsoft per dotare i computer dell’azienda con Windows.

Ritornando all’utilizzo casalingo, questa persona sarà invogliata ad utilizzare una webcam o un qualsiasi altro dispositivo, andando a comprare prodotti che gli forniscano la compatibilità con l’OS che utlizza, per l’appunto Windows.

Potrei continuare con altri esempi ma credo che questo già sia abbastanza per far capire bene, quanto guadagno indiretto, porta un utente che utilizza un software pirata. Quindi in questo senso possiamo dire che il software pirata danneggia l'open source, e solo con una vera politica e lotta serrata alla pirateria informatica potremo sperare che l'introduzione dello stesso sia il più massiva possibile.

Ubuntu in fondo sta diventando un'alternativa seria ad altri sistemi operativi MS...abbattimento di costi e di problematiche da gestire sui vostri pc.

Limiti del sistema operativo linux

Linux è un sistema operativo libero e gratuito, ma la libertà si paga e il prezzo da pagare è il seguente:

Linux non è garantito, il software non ha nessuna garanzia nel senso che non potete citare per danni nessuno, ma è abbastanza stabile e le versioni già collaudate si possono considerare più che affidabili. L'affidabilità è garantita dalle migliaia (alcuni dicono 5 milioni circa) di sviluppatori e utenti che continuamente provano il nuovo software, usandolo in vario modo. Linux è relativamente facile da installare (come Windows) ma non altrettanto da configurare. La configurazione necessita di un minimo di conoscenze informatiche e di pazienza. Una volta che sapete configurare il sistema, però, siete liberi di personalizzarlo a vostro piacere (cosa che con altri sistemi operativi non è possibile con altrettanta facilità).

Linux è privo di supporto tecnico locale, nel senso che vi dovete arrangiare da soli, eventualmente si può chiedere aiuto via Internet (cosa però sconsigliata). E' anche questo il motivo del nascere di vari gruppi per poter collaborare..

Invito chi mi legge quanto meno, per chi non avesse mai provato, ad utilizzare software opensource...e a descrivere le problematiche e i benefici che ha riscontrato.